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domenica 26 agosto 2012

FOCUS: GIUSTIZIA SPORTIVA, ARMSTRONG E MACCHI

La giustizia sportiva è uscita molto appannata dal calcio scommesse. Processi sommari e veloci con l'obiettivo non di fare giustizia ma di dare delle "certezze" prima dell'inizio dei campionati, penalizzazioni ad alcune squadre anziché no, squalifiche tra allenatori e giocatori e alcune assoluzioni a sorpresa. Il calcio italiano è uscito scosso e con molti dubbi sull'efficacia della giustizia sportiva.

Ma negli stessi giorni è emerso anche il caso Lance Armstrong che dimostra come la lotta al doping sia accesa ma che riesce ad ottenere effetti postumi. E dopo i 7 Tour tolti, Armstrong viene visto ancora come un eroe nazionale. La sua scelta è stata semplice: evitare un processo mediatico per poter rimanere un mito e tenersi così gli sponsor milionari.

Fabrizio Macchi, bronzo ad
Atene 2004

I due casi, anche se sono lontani anni luce perché riguardano tempi, uomini e sport diversi, si mischiano in un caso solo. Fabrizio Macchi, bronzo ad Atene 2004 nella gara d'inseguimento Lc3, è un ciclista che avrebbe voluto prendere parte alla spedizione italiana alle Paralimpiadi che apriranno i battenti tra meno di una settimana a Londra. Peccato che non ci andrà: infatti, la Procura antidoping del Coni ha chiesto una squalifica di 8 mesi per l'atleta perché Macchi avrebbe frequentato - il condizionale è d'obbligo - il famoso dottor Michele Ferrari, medico inibito dal Coni per motivi di doping. Dal canto suo, Macchi nega qualsiasi accusa: lui, il medico, lo conosce ma non ha mai avuto una frequentazione assidua, l'ha visto sì e no una decina di volte; quel che è certo, ha avuto una frequentazione durata un anno e mezzo, tra il 2008 ed il 2010, con la figlia Sara, la quale ha svolto una tesi in educazione motoria proprio sul ciclista. E ora, se dovesse perdere le Olimpiadi, dopo 4 anni di grande lavoro, Macchi minaccia di denunciare tutti.

Insomma, la giustizia sportiva si trova davanti ad un altro caso spinoso. Sta al Comitato Paralimpico italiano decidere se mandare o meno Macchi alle Olimpiadi per un'accusa esistente sì ma che è tutta da provare e, fino a sentenza definitiva, l'atleta risulta innocente - principio sancito dalla Costituzione Italiana. Macchi deve andare a Londra e fare il suo dovere; intanto, anche la giustizia dovrà fare il suo corso e se Macchi ha avuto per davvero contatti con un agente inibito dal Coni allora pagherà. Anche perché, se alla fine del processo Macchi risulterà innocente, avremo una vita ed una carriera stroncata da illazioni e da decisioni affrettate. Sarebbe una sconfitta per tutti: per Macchi di sicuro, ma anche per la giustizia sportiva di questo Paese che ha già privato ad un calciatore, Domenico Criscito, di giocare l'Europeo in Ucraina e Polonia con la Nazionale per una cosa che, probabilmente, non ha mai commesso o per essersi trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato. Il caso Rebellin, argento a Pechino 2008 e con la medaglia cancellata per doping, insegna che la giustizia può sempre agire sulle classifiche anche anni dopo le gare. Nei casi di doping o presunti tali, il tribunale nazionale antidoping è solitamente molto severo ed il Coni vuole evitare di ripetere un nuovo caso Rebellin. Il solito problema della giustizia sportiva italiana, è che fa giustizia sommaria e nel doping il Coni è persino più severo rispetto ad altri Comitati. Non vorremmo che ad un atleta sia preclusa la possibilità di partecipare ad una manifestazione solo su dei sospetti e senza avere prove sostanziose.

venerdì 24 agosto 2012

FORSE VERRANNO CANCELLATI I 7 TOUR DOPATI DI ARMSTRONG

Il ciclismo mondiale farà finta che Lance Armostrong non sia mai esistito. No, il Grande Fratello di Orwell non si è impossessato del controllo della società e della mente delle persone, ma è solo la conclusione a cui è giunta la Usada, l'agenzia di controllo del doping americana, che ha rigettato nuovamente la difesa del famoso ciclista americano, passato alla storia per aver vinto 7 Tour e France dopo aver vinto il cancro. Tour vinti lecitamente, dice lui, ma l'Usada e la Wada (l'agenzia antidoping mondiale) non sono dello stesso avviso date le numerose prove a suo carico raccolte dai Carabinieri del Nas di Firenze ed altri che hanno indagato su Michele Ferrari ed il cowboy texano. Ecco la lista di prove che potete trovare anche nel sito di "Sport Illustrated":
  • Il tutto parte dal 1994 dove un allora compagno di squadra della Motorola aveva dichiarato che tutta la squadra faceva uso di EPO.
  • Tra il 1993-1996 risultano nel sangue di Lance Armstrong livelli di testosterone anomali, con un rapporto di 9/1 con l'epitestosterone ed il livello massimo era di 6/1.
  • Nel 1996 la moglie del ciclista di Frankie Andreu ed altri testimoni, avevano sentito dire da Armstrong che il suo tumore era dovuto al fatto che aveva assunto Epo, testosterone, ormone della crescita. Insomma il menù completo di sostanze dopanti.
  • Nel 1995 iniziano i legami con il famoso dottore Michele Ferrari, quello di Schwazer. Da quel momento tutte le squadre vengono fornite di sostanze dopanti e secondo le dichiarazioni dell'ex compagno di squadra Stephen Swart: “Armstrong era l’istigatore. Era lui che ci spingeva a doparci”.
  • Nella tappa del Tour del 4 luglio 1999, il texano risultò positivo ad un glucorticoide. Il ciclista allora si difese affermando che aveva usato una pomata prescritta da un medico per curare uno sfogo di soprassella. La ricetta arriverà con molto ritardo (perché falsa), ma per l'UCI era stata sufficiente. La massaggiatrice della US Postal  Emma O’Reilly però dichiarò che Armstrong si era sottoposto a 3 iniezioni di corticoidi due settimane prima del via di quel Tour.
  • Nel 2000 una troupe di France 3 seguì una vettura dell'Us Postal che gettò un sacco di rifiuti di un'area di servizio di un autogrill. All'interno erano presenti siringhe e fiale di medicinali sospetti.
  • Nel 2008 esce il libro di Jean Emmanuel Ducoin “Tour de France, une belle Histoire”, dove il giornalista sostiene che nel 2002 l’US Postal avrebbe fatto conservare della sacche di sangue da reinfondere durante il Tour in un luogo inaccessibile: il consolato americano di Bordeaux. Il ciclista texano era grande amico di Bush e forse un qualche suo contatto ha permesso di trovare questo luogo sicuro.
  • Nel 2005 l'Equipe rivela con tanto di documenti, che Armstrong era risultato positivo all'Epo nei test effettuati il 3-4-13-14-16-18 luglio del 1999. L'Epo fino al 2004 non era possibile da rilevare nei test. Armstrong non fu condannato solo perché si trattava di campioni B, mentre i campioni A erano misteriosamente scomparsi.
  • L'11 novembre 2010 dopo una perquisizione nella casa dell'ex compagno di squadra Popovich, ai tempi dell'Us Postal e dell'Astana, vengono trovate dell'email che provano il legame tra Ferrari ed Armstrong anche ai tempi dell'Astana. Il corridore texano aveva dichiarato che i legami con il medico padovano erano cessati nel 2004.
  • In una email del 30 aprile 2010 inviata al presidente della federazione Usa di ciclismo, Steve Johnson, pubblicata in parte dal Wall Street Journal, Floyd Landis spiega il ruolo che avrebbero avuto Armstrong e il manager Bruyneel nello spingerlo al doping: “Nel 2002, durante il “Delfinato, Bruyneel mi insegnò a usare i cerotti al testosterone”. Nella mail è riportata una discussione avuta con Armstrong “sulla necessità delle trasfusioni di sangue dal momento che i test per individuare l’Epo diventavano sempre più efficaci”. E di come, nonostante Ferrari lo avesse messo in guardia sull’uso dell’Epo, dal momento che il test di controllo era finalmente riuscito ad individuarla, abbia continuato a utilizzare questo ormone.
  • Il 10 luglio 2012 l'Usada inibisce a vita Michele Ferrari per aver procurato doping ad Armstrong e alla sua squadra, l'US Postal.
Ci si chiede perché Armstrong e l'US Postal non siano mai stati beccati, mentre altri ciclisti come Pantani ed Jan Ullrich e nel 1998 la Festina furono giustamente fermati. Il tutto è semplice: il corridore texano aveva ottimi contatti che lo avvisavano dei controlli a sorpresa (un atleta in 16 mesi può saltare 3 controlli , se non viene trovato a casa dai medici) e uomini all'interno dei laboratori che potevano nascondere i risultati reali delle analisi. Oltretutto, dopo un controllo a sorpresa i ciclisti dell'US Postal effettuavano immediatamente emotrasfusioni o prendevano ormoni, perché prima di un nuovo controllo sarebbero passati diversi giorni e nel caso avrebbero sempre potuto saltarne uno. Poi Armstrong ed i suoi migliori uomini partecipavano solo alle gare del Tour de France, così potevano organizzare al meglio le date dell'assunzione delle varie sostanze dopanti.

Prove schiaccianti, prove che dimostrano che Lance Armstrong ha fatto uso di sostanze dopanti per vincere il più possibile. Un imbroglio bello e buono, fatto anche di coperture, che però fanno emergere domande: possibile che l'organizzazione della "Grand Boucle" non abbia sospettato di nulla e non abbia indagato sul conto del ciclista, dato che di mezzo ci sono finite anche inchieste delle francesi Equipe e di France 3? Di sicuro l'organizzazione del Tour de France da questa storia ne esce con le ossa rotte, ma in un certo senso anche la Wada perché se queste cose emergono solo ora allora vuol dire che la caccia non funziona benissimo.

Ora resta aperto il problema su chi ha diritto di addossarsi il titolo di campione se la revoca verrà accettata. Perché guardando come sono andati a finire i Tour dal 1999 al 2006 e comprendendo che anche certi secondi sono stati coinvolti nel doping, allora si potrà addirittura arrivare alla definizione del titolo revocato senza consegnarlo a nessun altro. Nell'albo d'oro apparirebbe un bel buco di 7 anni. Oppure 4? Perché non dimentichiamoci che anche in questo caso vale la prescrizione dei 10 anni: visto che siamo nel 2012, ne sono passati più di 10 dal successo al Tour 1999, 2000 e 2001. Se il comitato organizzatore del Tour e dell'UCI sono serie, allora a questo punto i titoli dovrebbero essere tutti revocati.

Vedremo come andrà a finire e probabilmente la soluzione l'abbiamo già in tasca. Di sicuro sappiamo che il mondo del ciclismo degli anni 2000 è stato fatto più di ombre che di luci, che i miti non esistono più e che la credibilità del ciclismo è morta e sepolta.  Anche oggi ci sono molti dubbi sui ciclisti spagnoli che vengono trovati positivi in Italia, ma che in qualche modo la fanno sempre franca grazie al fatto che in Spagna non esiste un regolamento antidoping e le Federazioni spagnole difendono sempre i loro atleti nel caso di positività.